Caso Catania: dissesti e tensioni finanziarie nella finanza locale possono emergere indistintamente al nord e al sud

L’accertamento da parte della Corte dei Conti delle condizioni per il dissesto del Comune di Catania sancisce che la correlazione tra il rischio sovrano e quello degli enti locali è svanita

Con la deliberazione 153 del 23 luglio 2018 la Corte dei Conti, Sezione di controllo per la Regione Siciliana, ha accertato la ricorrenza delle condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune di Catania.

Per Marco Bonsanto, Associate Director presso CRIF Ratings “con un cospicuo lag temporale gli effetti della crisi economica e del debito sovrano del 2012 emergono ora nella finanza locale a seguito dei tagli alla spesa pubblica e delle misure di consolidamento fiscale messe in atto a suo tempo per il contenimento del debito pubblico”. Grazie alla massiccia emissione di liquidità della Banca Centrale Europea i debiti sovrani più esposti e vulnerabili hanno superato, non senza difficoltà, il severo giudizio dei mercati finanziari. Sul versante della finanza pubblica locale invece, le persistenti difficoltà macroeconomiche hanno modificato nell’ultimo quinquennio l’identità del sistema fiscale italiano, portando ad un ripensamento delle logiche sottostanti, in particolar modo quelle relative ai trasferimenti statali.

Alla luce di questo cambio di paradigma, si evidenziano frequenti casi di divergenza tra il rischio degli Enti Locali e quello sovrano. CRIF Ratings, intercettando questo trend ha mappato il rischio economico-finanziario degli Enti Locali con un modello di scoring proprietario, che mostra come le situazioni di dissesto potenziali vanno da Nord a Sud e che quello di Catania non resterà un caso isolato.

A partire dal 2012 si è assistito all’abbandono della finanza derivata dallo Stato Centrale e al passaggio verso un sistema istituzionale multilivello basato sui principi di autonomia, sussidiarietà e autogoverno responsabile. Con quest’ultima, la gestione delle entrate proprie, ovvero quelle derivanti dal gettito tributario ed extra tributario, ha assunto un’importanza strategica e gestionale. Ad oggi, le leve tributarie e tariffarie rappresentano la parte più rilevante dei bilanci degli enti locali per la copertura delle spese correnti e l’erogazione dei servizi ai cittadini.

“Il problema della mancata riscossione di tasse, tributi e tariffe, la creazione del fondo crediti di dubbia esigibilità e il persistente ricorso alle anticipazioni di tesoreria hanno causato tensioni economico-finanziarie nelle finanze locali derivanti sia da situazioni di difficoltà economica delle famiglie che da comportamenti opportunistici, indistintamente dall’area geografica”, aggiunge Marco Bonsanto.

Secondo le scala di scoring di CRIF Ratings Catania si posizionava, sulla base del bilancio 2016, in una situazione di “Tensione Finanziaria”.

La scala di scoring utilizzata, composta da 9 gradini (dove 1 è il migliore e 9 il peggiore) è completata dalla tensione finanziaria [Profilo di credito compromesso da condizione di difficoltà dell’ente nella gestione operativa (debole equilibrio corrente per cassa) e/o gestione debitoria (persistente utilizzo anticipazioni tesoreria e elevato debito finanziario rispetto alle entrate correnti] e dal dissesto finanziario [Ente che non può garantire l'assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell'ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte attraverso gli equilibri di bilancio e/o debiti fuori bilancio (Art. 244 Testo Unico Enti Locali)].

I certificati consuntivi del Comune di Catania per il periodo 2012-2016, desumibili dal Ministero dell’Interno, mostrano una situazione di bassa riscossione in generale delle entrate tributarie, in media pari all’80%. In dettaglio mancano all’appello circa 100 milioni di euro relativi all’IMU (con una percentuale di riscossione in linea con quella delle entrate tributarie, pari all’80%) e 167 milioni di euro della tassa rifiuti (riscossa solo al 56% in media nel periodo di studio). Ben diversa è la situazione relativa alle entrate extra-tributarie, in particolar modo alle sanzioni da codice della strada. In questo caso il Comune ha riscosso meno del 30% tra il 2012 e il 2016.

La reiterazione della mancata riscossione di tasse, tributi e tariffe hanno obbligato il Comune di Catania ad accantonare più di EUR 230m nel 2016 nel fondo crediti di dubbia esigibilità, pari al 45% dei residui attivi (crediti) relativi alle entrate correnti (somma tra entrate tributarie, trasferimenti correnti ed extra-tributarie).

Dal punto di vista finanziario, il Comune ha fatto ricorso in maniera decisa alle anticipazioni di tesoreria durante il periodo 2012-2016 per 1,8 miliardi di euro (o l’85% delle entrate correnti in media). L’utilizzo delle anticipazioni, anche se consentito per legge, è da collegarsi al ritardo temporale nel pagamento da parte dei cittadini/utenti di tasse, tributi e tariffe. In aggiunta, la situazione debitoria mostra un debito di funzionamento (verso fornitori) in graduale diminuzione e pari a circa 170 milioni di euro (da circa 375 milioni di euro in media tra il 2012-2013) e un debito di finanziamento (verso il sistema bancario) per circa 585 milioni di euro a fine 2016. Il debito finanziario rappresenta circa il 130% delle entrate correnti e in capo a ciascun residente catanese, indistintamente dall’età, grava un debito finanziario pubblico di 1.830 euro.

Infine, la copertura del debito finanziario è di circa 15 anni. Questo significa che il Comune impiegherebbe 15 anni per ripagare solo il suo debito verso il settore bancario attraverso l’utilizzo del suo margine corrente, calcolato come differenza tra le entrate correnti e le spese correnti (personale, beni e servizi, interessi passivi, ecc).

“Il cambio di paradigma ha trovato molti Comuni impreparati nella gestione delle formule di autogoverno. La situazione di Catania non è isolata e non possiamo escludere che nel corso del 2018 la Corte dei Conti debba accertare altre situazioni di dissesto nonché asseverare piano economico-finanziari triennali di rientro da situazione di disavanzo amministrativo”, conclude Marco Bonsanto.   

Contatti

Marco Bonsanto

Associate Director – Corporate Ratings

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